Il Laico nella Chiesa è folla o protagonista? - Parrocchia Mater Ecclesiae

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Il Laico nella Chiesa è folla o protagonista?
Il Laico nella ChiesaIl mio intervento non ha pretese di "scientificità", molto modestamente alla luce di quanto si vive e si pensa in questi ultimi anni in Italia, nella chiesa e nella società, vuole limitarsi a  suggerire alcuni atteggiamenti che sono e debbono essere  caratterizzanti le persone laiche e la laicità in sé.

E’ noto che per secoli, all’interno del discorso teologico  cristiano, cattolico in particolare, il laico è stato definito per  contrapposizione e per diminuzione: il laico come colui che non è.. o  come colui che non può.

Da circa settant’anni si è recuperata ,  all’interno del discorso teologico, la dimensione positiva della laicità  e del laico, tanto che, a partire dagli anni settanta, si è cominciati a  definire la laicità come una categoria di fondo di tutta la chiesa, e  dunque come una caratteristica del battezzato in quanto tale. Si  dovrebbe perciò rovesciare la questione, e dire che tutti siamo laici,  che tutti nella chiesa siamo battezzati, ma che qualcuno, per  sacramento, per carisma o per funzione, oltre che ad essere laico, ha  qualcosa in più? Dietro questa proposta è in agguato un nuovo  clericalismo. La questione è molto complessa ma mi sia permesso di  suggerire che, se la laicità è una dimensione di tutta la Chiesa, esiste  anche una specifica "laicità dei laici", come risposta ad una specifica  vocazione battesimale.

Il sacramento dell’ordine, o la professione religiosa, non  eliminano la laicità battesimale, ma la specificano in una o in un’altra  direzione; il laico vive una specifica dimensione laicale, una sua  specifica vocazione alla laicità, che rimane di tutta la Chiesa. Non  tutti sono vergini allo stesso modo, anche se la verginità è un valore  per tutti, vergini e sposati; non tutti sono laici allo stesso modo,  anche se la laicità è un valore di tutti, battezzati semplici,  battezzati ordinati, battezzati sposati….

Anche il sacerdozio, del resto, è una caratteristica di  tutti i battezzati e in vista di questo sacerdozio universale esiste il  sacerdozio ministeriale; cosi, anche la laicità è una caratteristica di  tutta la chiesa, e la laicità dei battezzati solo laici è al servizio  della laicità di tutta la Chiesa. Ci domandiamo quali sono allora  le  "specificità" che debbono caratterizzare i laici a la laicità? Ne  azzardiamo una: la fallibilità.

Anche se il dogma della infallibilità del Papa è stato  definito solennemente solo dal concilio  Vaticano I, è a partire dal  Dictatus Papae di Gregorio VII che la chiesa cattolica, e  particolarmente la santa sede, ha sviluppato la certezza della propria  inerranza, in particolare nella lotta contro le diverse forme di eresia  prima, e nella stagione anti-protestante e controriformista poi.  L’affermazione prima, e la difesa poi, delle verità sono diventate una  costante dell’azione della Chiesa, tanto che si potrebbe dire che la  questione della verità abbia prevalso per secoli su ogni altra  considerazione, facendo spesso dimenticare alla chiesa cattolica la  necessità della "mediazione della misericordia".

Il Laico nella ChiesaLa necessità di conoscere, di definire, di affermare, di difendere la  verità, ha portato il discorso ecclesiale, sia a livello teologico, sia  a livello pastorale, ad assumere un atteggiamento "magisteriale", ma  nel senso di cattedratico, deduttivo e dunque sordo ad un autentico  dialogo con il mondo, ridotto spesso agli schemi della letteratura  controversistica. Al contrario ,negli stessi secoli, cominciava a  prevalere la concezione che la conoscenza, il sapere, fosse il risultato  di una faticosa ricerca da parte dell’uomo, che la sapienza non fosse  più appannaggio degli antichi, ma fosse invece l’esito della lunga e  faticosa opera dei moderni. La celebre definizione kantiana dell’età dei  lumi (che vale per tutta la modernità) è, non a caso, l’oraziano  "sapere audere", "abbi il coraggio di servirti della tua intelligenza".  L’uscita dell’umanità dallo stato di minorità, caratterizzato appunto  dall’obbedienza supina all’autorità e ad una concezione dogmatica e  magisteriale del sapere e della verità, comincia a delinearsi con la  celebre dimostrazione della falsità della donazione di Costantino da  parte di Lorenzo Valla. Lo spirito scientifico, lo spirito laico nasce  dunque dalla consapevolezza della fallibilità delle proprie conquiste e  scoperte, della necessità di riaprire sempre la discussione anche di  fronte alle questioni che sembravano risolte una volta per tutte. Il  laico sa che il mondo della natura e il mondo della storia sono  caratterizzati dall’incertezza e dalla provvisorietà, dal conflitto  delle interpretazioni: dai limiti della propria finitudine, della  insuperabilità di quella situazione di infelicità della coscienza cosi  drammaticamente descritta e falsamente risolta da Hegel.

Ma tale coscienza della fallibilità umana, della  provvisorietà delle conclusioni cui l’uomo perviene, riguarda anche  l’ambito della teologia, del sapere teologico.
In diversi testi o manuali si legge che, con il Vaticano II,  la chiesa è passata, ad esempio, in maniera sociale, da una modalità  "deduttivistica" ad una "induttivistica"; non è questo un linguaggio del  tutto corretto perché si dovrebbe parlare di un modo di procedere  dogmatico e di un modo di procedere cosciente della provvisorietà e  della fallibilità delle proprie ricerche e conclusioni: cioè di un modo  laico. Questa proposta di contrapporre laico a dogmatico non è  strumentale ma per vedere nella consapevolezza alla provvisorietà delle  proprie conclusioni un carattere essenziale della laicità. Ad una  chiesa, o alla scienza, che propone certezze assolute in ogni campo e in  ogni situazione, bisogna contrapporre una chiesa laicale, che riconosce  il primato della verità, ma che  riconosce al tempo che solo Dio è  verità, e che solo lo Spirito sa la Verità: e non è dunque  proprio  dell’uomo, neanche  degli uomini di Chiesa assistiti dallo Spirito,  conoscere in modo definitivo e totale la Verità: altrimenti sarebbe  annullata la salvezza e cosi anche la Verità del cristianesimo. Ma il  discorso non vale solo per la Chiesa e per gli uomini di Chiesa, quando  affermano senza argomentare, definiscono senza dimostrare, chiamano di  fede e decisive per la fede questioni che non appartengono al nucleo  fondante del cristianesimo, vale anche per altri tipi di sacerdoti che  si definiscono laici, ma cercano e trovano facili certezze in dogmi da  essi stessi inventati. Se la coscienza della fallibilità è propria  dell’autentico spirito laico, allora significa che il laico sa sempre  prendersi i dovuti rischi. Ci soccorre sempre il buon Kant. Io odo da  tutte le parti gridare: non ragionate! L’ufficiale dice: non ragionate  ma fate esercitazioni militari! L’impiegato di finanza dice: non  ragionate ma pagate! L’uomo di chiesa dice: non ragionate ma credete!  Non vi è  un solo signore al mondo che dice: ragionate fin che volete e  su quel che volete, ma obbedite! Potremmo parafrasare:
l’uomo di partito dice: non ragionate, ma votate per noi! Il  giornalista di grido: non ragionate, ma pensate come me! Il cattolico  militante: non ragionate, ma fate come dice il vescovo o il suo  interprete autorizzato!
Una domanda per concludere: perché non  formiamo un laicato responsabile, libero nell’espressione e nell’azione,  consapevole del proprio sapere e giustamente critico nel servire?
           



Don Franco Manunta
Parroco di Mater Ecclesiae

 
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