La Preadolescenza - Parrocchia Mater Ecclesiae

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La Preadolescenza.
La Preadolescenza
"La pre-adolescenza da età carica di promesse si è trasformata in età carica di minacce."


I recenti e i passati episodi di cronaca nera hanno indotto l’indebita equazione: pre-adolescenza uguale violenza.
allora  è vero che lo sviluppo puberale determina un notevole incremento delle  pulsioni erotiche e aggressive, ma nel frattempo prende avvio  l’elaborazione delle modalità di controllo e di gestione tali da  renderle socialmente utili, incanalandole verso l’acculturazione, la  competizione regolata, percorsi di autonomia e indipendenza.

Di fatto le cose vanno così: i fatti estremi restano tali.  Tuttavia le espressioni di disagio, i segnali di malessere, le linee di  fuga rappresentano in maniera ineludibile domande di aiuto. Se noi  adulti siamo in grado di accoglierle e interpretarle correttamente,  queste condotte immotivate e i gesti incomprensibili acquistano  progressivamente valore espressivo.

Come già denunciava Kafka, la famiglia tradizionale,  centrata su un rigido sistema di valori e di regole, incoronata  dall’autorità paterna, induceva nei figli atteggiamenti reattivi, con  l’inevitabile corredo di colpe e di punizioni.
Di contro la famiglia  contemporanea, basata su rapporti affettivi di tipo materno, non  esplicita un sistema di ingiunzioni e divieti cui i figli debbano  rigorosamente attenersi, ma cerca piuttosto di influenzarli proponendo  loro modelli ideali che li orientino nella realizzazione di sè.

Ma il sogno degli adulti, prolungamento del loro narcisismo  infantile, è spesso onnipotente, assoluto, contradditorio. I genitori  vorrebbero che il figlio eccellesse in tutto: nello sport, nel  rendimento scolastico, nelle attività espressive, nei rapporti con i  coetanei, prospettandogli una pluralità di destini che alla fine  esaspera la fisiologica insicurezza dell’età. Tanto più che anche i  massmedia offrono ai ragazzi modelli di riferimento, particolarmente  efficaci in quanto suggeriti in modo anonimo e impersonale, come se lo  schermo fosse l’unico mondo possibile.

Tempestati da tante suggestive ingiunzioni, i ragazzi più  fragili possono rimanere schiacciati da un’insuperabile impressione di  inadeguatezza. La paura di non farcela, di non essere all’altezza delle  attese degli adulti, suscita in loro un sentimento di vergogna molto più  doloroso della colpa perché indelebile, impossibile da superare con i  tradizionali dispositivi del pentimento, del risarcimento e della pena.
La discrepanza tra il sé ideale e quello reale genera una  frustrazione che ,se rimane incompresa, tende a scaricarsi in  comportamenti più meno violenti il cui senso sfugge a chi li agisce.
Il  suggerimento è allora quello di recuperare il lessico plurisecolare  delle passioni, come la vergogna e l’ira per ridare significato e senso a  tensioni e pulsioni, che prive di riconoscimento sociale e di  rappresentazione culturale, circolano ora in modo minaccioso nei meandri  opachi della società e della mente.
           



Don Franco Manunta
Parroco di Mater Ecclesiae

 
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