Lavoriamo Insieme - Parrocchia Mater Ecclesiae

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Lavoriamo Insieme
L'aiuto ai poveri connota fin dal principio le prime comunità  cristiane. Come in altre religioni il tema della condivisione con i più  poveri è la prova di fede vissuta. Il "fare" mosso dall'amore per il  prossimo è "emergenza" della fede.

Il principio della persona:
Ogni aiuto deve giovare alle  persone! Non è sempre evidente. La Dottrina sociale dice chiaramente  che al centro dell'aiuto devono esserci le persone bisognose. Questo  implica che le organizzazioni che ricevono i soldi devono realizzare i  progetti non solo "per" ma sopratutto "con" le persone. Il "con" sta per  un coinvolgimento allo stesso livello, tra parti uguali. Comunità  cristiane aiutano prendendo sul serio le persone bisognose e le  condizioni in cui vivono; in ogni aiuto è il bene delle persone ad  essere in primo piano.

Principio di solidarietà:
Solidarietà è una parola molto  usata che ha diverse interpretazioni. Mentre per molti significa  semplicemente fare qualche cosa insieme, nel contesto cristiano  l'impegno è prioritariamente a favore dei più deboli e degli  svantaggiati. Dobbiamo aiutarli, senza aspettarci alcun tornaconto. Il  principio di solidarietà si basa sul fatto che ogni persona è un nostro  simile, qualcuno che vive "con" noi e la cui dignità va riconosciuta al  pari della nostra. La solidarietà non è dunque dare per ricevere qualche  cosa in cambio, ma dare perché l'altra o l'altro è una persona come  noi. Le comunità cristiane aiutano per contrastare povertà e bisogni,  dal momento che i bisogni esistono e che ci sono persone che soffrono.

“Rallegratevi con quelli che sono allegri; piangete con quelli che piangono” (Romani 12:15)
Per  quanto possa sembrare strano, è più facile piangere con coloro che  piangono, piuttosto che rallegrarsi con chi gioisce. C’è qualcosa nel  dolore che trasmette un invito irresistibile su ogni cuore, toccandolo  con tenerezza ed evocando espressioni di solidarietà. La sofferenza  altrui disarma ogni sentimento poco amorevole e chiede una tregua,  almeno momentanea, a ogni amarezza, risentimento o gelosia. Siamo capaci  di piangere persino con il nemico, se lo troviamo nel dolore o nella  desolazione. Nessuno è mai invidioso della sofferenza altrui, ed è molto  raro trovare un cuore ostile alla commozione. Quando, invece, vediamo  gli altri gioire, non è nella nostra natura rallegrarci con loro. La  gioia non sempre trova la giusta corrispondenza nel cuore altrui. Alcuni  sono costantemente invidiosi della felicità del prossimo, e si sentono a  disagio di fronte alle manifestazioni di allegrezza. Questo è  sicuramente un sentimento estraneo alla realtà cristiana; tuttavia non  si può negarne la presenza in molti cuori. La gioia degli altri non ha  su di noi la stessa influenza che sa esercitare il dolore. Non necessita  di alcun aiuto. Eppure, dovremmo imparare la lezione che esorta a  rallegrarci con quanti gioiscono, così come quella che invita a piangere  con quanti soffrono. È una valida verifica del nostro carattere essere  in grado di gioire perché nostro fratello prospera, anche quando, sul  piano personale, ci troviamo in difficoltà. Questo è indice di una sana  disposizione spirituale.

Orari e Frequenza dei Corsi
Lunedì: 17.00-18.30
 
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