Le Relazioni Sociali in Età Avanzata - Parrocchia Mater Ecclesiae

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Le Relazioni sociali in età avanzata.
Protagonisti oltre la solitudine"
Protagonisti oltre la solitudine.
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Il vivere in città può costituire un vincolo e insieme una risorsa  per gli anziani, in relazione al punto di vista da cui si considera la  situazione. La città, infatti,mentre offre alcune opportunità di  interesse e mantenere relazioni e impegni, di accedere ai servizi  sanitari e assistenziali, significa spesso lontananza dai figli, alloggi  inadeguati, difficoltà a fare amicizie.

Si può dire che la città costituisce una risorsa per gli anziani che vengono definiti "attivi",  vale a dire quelli per i quali il pensionamento ufficiale non coincide  con l’effettiva uscita dal mondo del lavoro, perché continuano a  svolgere attività professionali, oppure quelli che coltivano interessi  culturali,sportivi o di tempo libero molto spesso sviluppatisi nelle  precedenti fasi dell’esistenza. Si tratta generalmente di anziani di  elevata condizione socio-economica e in buona salute. La città presenta,  invece,una serie di vincoli per quegli anziani che non svolgono alcun  tipo di attività esterna alle mura domestiche e che non coltivano  opportunità di intessere relazioni con altri anziani e con altre  persone. Per questi soggetti,spesso di condizione economica, culturale e  sociale disagiata, la città si rivela un contesto estraniante, poiché  in essa non è facile instaurare con le persone contatti non finalizzati a  un’attività. La possibilità di sfuggire alla solitudine, in questi  casi, è legata alle relazioni esistenti con il gruppo familiare e a  eventuali relazioni di amicizia risalenti al tempo della vita attiva.

Rispetto ai due tipi ideali individuati, però, la realtà è  spesso più articolata, perché, a parte una ristretta fascia di persone  appartenenti ai ceti superiori e per i quali la definizione di anziano  ha un significato puramente anagrafico ma non coincide con una  situazione sociale differente e più problematica rispetto a quella di  fasi precedenti della vita, la maggior parte dei soggetti che possiamo  considerare anziani trae un bilancio critico dal fatto di vivere in  città, soprattutto se i propri familiari non abitano nelle immediate  vicinanze. Se la città costituisce una delle cause di fenomeni della  solitudine e isolamento degli anziani, essa rappresenta anche il tessuto  sociale nel quale sono presenti le potenzialità per dare risposte  positive a questi problemi. Infatti è nella struttura cittadina che è  possibile organizzare servizi cosiddetti "di rete", che  colleghino tra loro e coordino negli interventi i diversi soggetti  disponibili a fornire aiuto agli anziani soli, oppure tenuti a farlo, e  sostengano le famiglie che si fanno carico dei propri membri anziani.  Tali servizi, come il servizio di assistenza domiciliare, sono pensati  dalle istituzioni pubbliche in un’ottica di flessibilità che dovrebbe  alleviare le strutture pubbliche da un sovrappiù di lavoro e assecondare  il desiderio di non venire sdradicati dal proprio ambiente e di  mantenere il più a lungo possibile la propria autonomia.

Le reti sociali di supporto agli anziani sono di due tipi:  da un lato le reti informali, affidate al volontariato familiare e di  gruppo, e organizzate quindi nell’ambito delle relazioni familiari e  amicali dei soggetti; dall’altro le reti formali di assistenza affidate  ai servizi sociali e organizzate in modo impersonale e universalistico,  almeno in via di principio.

Negli anni "60/70" era diffusa la tendenza a demonizzare le  reti di relazioni informali, soprattutto quelle familiari, perché  giudicati ambiti di legami destinati a svilupparsi in modo patologico;  oggi sulla scorta della crisi più profonda dei sistemi del Welfare, che  ha prodotto di fatto una grave carenza di risposte a bisogni sociali  effettivi, si valorizza invece la rete delle relazioni primarie e  informali, come risorse significative per fornire le risposte di cui c’è  bisogno. Coloro i quali possono contare su una rete familiare e amicale  ben strutturata, funzionale e gratificante dal punto di vista del  benessere esistenziale globale, fanno scarso ricorso alle reti formali  di servizio e assistenza. Queste ,invece, costituiscono l’unico sostegno  possibile per quanti vivono effettivamente una condizione di  solitudine. Si può ipotizzare che alcune strategie di rete possano  sostenere l’anziano in tre possibili situazioni di vita:
Vita indipendente, con l’obiettivo di valorizzare le  risorse e le competenze dell’anziano, nonché di potenziare o stendere  le reti informali o raccordare le risorse comunitarie (formali e  informali) per assicurare il permanere in autonomia dell’anziano nel  proprio ambiente di vita.
Vita in casa di familiari, con l’obiettivo  ulteriore, rispetto ai precedenti, di sostenere i familiari per far  fronte agli stress dell’assistenza continuativa.
Vita in casa di riposo, con l’obiettivo di tenere  ancora raccordate e connesse le reti informali esistenti attorno ai  singoli anziani, oppure  reti di supporti fra gli stessi familiari,  parenti e amici, oppure per creare all’interno legami emozionali o  funzionali fra gli ospiti.

Vita in Casa RiposoConcretamente,  si possono seguire alcuni tipi di interventi di rete con gli anziani,  molti dei quali sono anche già stati sperimentati. Un primo tipo di  interventi è rivolto a stimolare l’attivazione delle risorse  comportamentali, comunicative, materiali degli anziani stessi,  attraverso la costituzione di gruppi di aiuto e mutuo aiuto, gruppi di  incontro fra anziani, programmi di muta assistenza e l’organizzazione di  reti di volontari anziani. Pur riguardando attività  diversificate,l’obiettivo comune di questi interventi è di favorire al  massimo il mantenimento dell’autonomia e dell’indipendenza degli anziani  per quanto riguarda le abilità e le competenze che posseggono,  stimolando anche l’aiuto reciproco e lo scambio di favori tra anziani  dotati di capacità differenti. In questa prospettiva non si sottovaluta  anche il valore del dialogo e della condivisione emotiva e la  soddisfazione di bisogni espressivi e di socialità.

Un secondo tipo di interventi è rivolto a sostenere i  famigliari che assistono continuativamente parenti anziani non  autosufficienti. In quest’ottica vengono allestiti servizi per alleviare  lo stess e aumentare le competenze di chi assiste. Tra questi si  segnalano servizi di formazione, servizi di tregua che consentono ai  familiari di staccare per certi periodi dal lavoro di assistenza, senza  produrre però nell’anziano lo shock dell’istituzionalizzazione.

Un terzo livello di interventi di rete riguarda il  coordinamento delle reti informali di assistenza, sia per risolvere  problemi specifici di organizzazione e gestione del lavoro di  assistenza, sia per supporto occasionale. Tutti gli interventi di rete,  organizzati e gestiti dalle istituzioni, saranno finalizzati al supporto  della famiglia  e alla collaborazione con essa. Questo aspetto non va  sottovalutato perché le relazioni tra i membri della famiglia  dell’anziano colpito da una malattia invalidante e, quindi, non  autosufficiente, sono molto delicate e passibili di rapido  deterioramento, a causa delle tensioni che tale evento critico suscita e  dei sentimenti reciproci che porta alla luce o che scatena. Perciò,non  si può dire che quella familiare sia automaticamente la forma migliore  di assistenza, ma anch’essa va sostenuta.

D’altra parte, occorre segnalare che la disponibilità ad  affidarsi ai servizi sociali per cercare aiuto dipende anche dalla  qualità delle relazioni tra i membri della famiglia. Se i membri della  famiglia, appartenenti alle diverse generazioni, hanno maturato un buon  livello di autonomia personale ed emotiva sono anche più disponibili a  porsi in un’ottica cooperativa con i servizi, poiché riescono a dare  spazio a cose più importanti per il benessere familiare come la capacità  di comunicare e di negoziare i propri bisogni e la disponibilità alla  cura reciproca.
           
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Progettare politiche non generiche.
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Progettare Nuove PoliticheLa condizione anziana non è una malattia, risulta perciò scorretto,  non adeguato alla realtà sociale e demografica attuale, considerare in  modo uniforme le condizione dei cittadini che abbiano raggiunto e/o  superato la soglia dei 60 anni d’età, oltre la quale si è abituati a  parlare di condizione anziana. Se non si può ritenere, quella degli  anziani, una realtà omogenea, la progettazione di politiche sociali  dovrà, a sua volta, tenere conto della molteplicità dei problemi che gli  ultra sessantenni vivono e delle richieste che avanzano, sia nel campo  dell’assistenza che in quello delle opportunità di protagonismo sociale.  I primi elementi di differenziazione interna alla condizione anziana  sono costituiti dai principali dati strutturali dei soggetti, vale a  dire età e status sociale. Infatti il tendenziale invecchiamento delle  società occidentali comporta anche il delinearsi di diverse generazioni  tra le persone con più di 60 anni. Possiamo distinguere quindi tra : giovani anziani,  molto spesso ancora occupati professionalmente, con figli almeno  parzialmente a carico, in buona salute e talvolta impegnati anche nella  cura di parenti più anziani; anziani quasi sicuramente in pensione, senza figli a carico, molto spesso in buona salute; anziani "anziani",  per quanto sostanzialmente in buona salute spesso destinatari di cure  per la conservazione di uno stato psicofisico comunque fragile e  precario a causa della propria età.

Se questa tripartizione già suggerisce la presenza di  problematiche diversificate, lo status-socio economico, i cui indicatori  principali sono reddito, titolo di studio ed ex condizione  professionale, offre un’ulteriore articolazione del quadro.  L’appartenenza a uno status socio-economico elevato favorisce, in linea  di massima e in assenza di situazioni particolarmente critiche di  salute, la conservazione di una rete di relazioni familiari, amicali e  di sostegno abbastanza stabile e ampia,con una minore incidenza del  problema della solitudine. Inoltre, in caso di rilevanti problemi di  salute, gli appartenenti a ceti medio-alti attivano risorse autonome di  sostegno che vanno dalla consulenza di medici amici al ricovero in  strutture private, all’assistenza domiciliare di personale  specializzato.

Tra gli appartenenti ai ceti bassi e medio-bassi, invece,  la condizione anziana presenta tratti problematici, sia per le attività  relazionali, sia per i modi in cui far fronte agli eventi critici per la  salute. Minori sono, infatti, le risorse economiche disponibili per  pagare personale ed assistenza specializzati, a esse non suppliscono  rapporti di amicizia e di conoscenza con medici e professionisti della  salute, e anche la rete familiare risulta meno efficace, a causa dei  pressanti impegni di ognuno per soddisfare le esigenze della vita  quotidiana. Anche a una sommaria descrizione appare evidente come la  stratificazione sociale produca effetti rilevanti sul modo di condurre  la vita in età avanzata e contribuisca quindi anche a differenziare le  aspettative dei soggetti che vivono tale fase.

Ultra SessantenniA grandi linee possiamo individuare almeno due grandi tipi di attesa negli ultra sessantenni: da un lato il desiderio di non perdere o di riguadagnare occasioni di protagonismo sociale, dall’altro quello di non venire abbandonati  in momenti particolari di debolezza, come sono quelli delle malattie o  della riduzione delle proprie facoltà. Considerando l’insieme delle  variabili di cui occorre tenere conto nella progettazione degli  interventi a sostegno degli anziani emerge inequivocabilmente come la  politica sociale non possa essere progettata in modo generico ma  richieda agli operatori una conoscenza adeguata del tessuto sociale cui  si applica e, nello stesso tempo, una corretta valutazione dei bisogni  espressi e degli effetti che i vari interventi possono produrre. Quella  anziana non si configura come una condizione patologica, di totale  passività, ma piuttosto come un segmento del complessivo universo  sociale, attivo nei limiti del possibile, tenendo conto dei vincoli che  ad ognuno pone il proprio status, nella gestione del proprio destino  sociale.
           



Don Franco Manunta
Parroco di Mater Ecclesiae

 
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